domenica 13 agosto 2017

Testo teatrale per il Carnevale di Quaresima a Jelsi (Campobasso)


Testo che prende spunto dalla tradizionale festa Si Sega la Vecchia che si svolgeva in famiglia nella II domenica di Quaresima a Jelsi in Provincia di CampobassoIl testo è stato rappresentato in piazza per la prima volta nella II domenica di Quaresima dell'anno 2001.



SI SEGA LA VECCHIA
- I NOMI E I FATTI DI QUESO TESTO SONO PURAMENTE CASUALI E NON INTENZIONALMENTE MALEVOLI -

La Vecchia gira per le vie del paese continuando a dispensare dolcezze e beveraggi che inebriano i presenti, rapiti dalla sua presenza.
Pulcinella accompagna il carro, coinvolgendo i presenti a fare sostanziose bevute di vino.
In piazza, nel bel mezzo della festa, prima un pianto, poi un urlo.


Pubblico di donne
  • (A) Eccidétele… denunciatela!… denunciatela!… šta dènne éncóre sgàndele…
  • (C) La Quaresima è entrata da più di una settimana. Chiamate i carabinieri. 
  • (B) Fermàtele!… éccedétele!… spetecciatele!… aiutateme!.. aiutateme!…
  • (C) Fermate quella ladra indemoniata!.. quella ci fa diventare pazzi, quella ci porta via tutto!
  • (B) I carbenére,… 'a guardie!… do' štane!… chiamate 'a forze pubbliche!… chiamate 'u sineche!.. 
Continuano le urla; suono di sirena; colpo di petardo e fumogeni. Arrivano i carabinieri a cavallo che accompagnano il Pubblico ministero.

Pubblico ministero (sale su di un palco: segue un momento di silenzio)
  • Visto la continua e violenta protesta. Vista la denuncia della signora Pasqualina Amodio, coniugata con Giovanni Sarmento, ai danni della Vecchia. Considerati i comportamenti di questa, ambigui e poco edificanti. Considerati i danni arrecati ad alcune donne, i cui rispettivi mariti sono diventati vittime di locali ambigui gestiti dalla stessa Vecchia. Mariti, che hanno ricevuto danni irreversibili alla psiche e alle tasche, perdendo il controllo sui loro portafogli. Si fermi a tutti i costi la Vecchia, in modo che non siano inquinate le prove. E si giudichi per direttissima l'accusata…
Maresciallo!…
Maresciallo dei carabinieri
  • Ai vostri comandi signore,… i nostri destrieri sono pronti…
Pubblico ministero
  • A lei l'onore di portarci la sciagurata donnina, il futuro di questo paese è un po' anche nelle sue mani.
(legge il mandato d'arresto) 
Dato che l'imputata ha attratto verso di sé, tramite strani sotterfugi psicologici, e le lusinghe del piacere e l'arte della seduzione esercitata dalle sue donne, l'intera parte maschile della cittadinanza jelsese, mettendo a rischio riproduttivo questa zona del Molise. 
Questo tribunale formula, nei confronti della Vecchia decrepita, l'accusa di circonvenzione d'incapace, e ripeto circonvenzione.
Le consegno il mandato d'arresto con la firma del GIP.
Prego maresciallo e faccia presto!...
Maresciallo dei carabinieri
  • Ai suoi ordini signore…
I carabinieri a cavallo attraversano la folla per andare alla ricerca della Vecchia. 
Sentono voci tra il pubblico, così tergiversano.

Un gruppetto di uomini
  • (A) 'A vècchie ci vo' bène,… 'n à éccise mai é nesciune. 
  • (B) È una congiura!..
  • (A) No!.. No!… Me che iè 'ssa circoncisione… quésse iè 'na menòvre de chisse quatte puletecante.
  • (C) 'N iè juste quésse êccuse,..
  • (A) Ie 'a Vècchie 'a chenósce bóne,… che colpe tène se ze 'a fae c' tutte quante.
  • (C) Pe quešte zòne, iésse ce à purtate 'o calle africane; ce à purtate 'a rascie d'u Brésile; ce à purtate l'arie frésche d'a Rumenìe e d'i pèise de do' scióscie 'a vòrie.
Pubblico di donne
  • (A) Che ve pòzzene éccite,.. 'n ve ebbašte l'acche d'a case voštre,.. 'n ve ebbašte 'a lampe d'a ciummenère, né quélle d'o reštuccere… ve puzze tòrce 'u male,..
  • (B) Décche iàme chedènne sempre ièreve vérde…
  • (C) Siete insaziabili… La Vecchia sta traviando non solo in nostri mariti, ma anche i nostri figli…
  • (A) Me 'n iè sempre ebrile e 'n iè sempre maje…
Un gruppetto di uomini
  • (A) Me che iate chedènne. 
  • (B) Me iateve a remétte. 'A vecchie è robbe noštre, e povere é chi 'a tòcche.
Tirano fuori due cartelli dove c'è scritto, W LA VECCHIA - ÓSSE VÉCCHIE ÉNGRASSE 'A MENEŠTRE.
Pubblico di donne
  • (A) Scriènzête… sènze facce e sènze rescióre… 
  • (B) 'O meglière voštre 'n so' bòne…
  • (D) Sciagurate, 'n vedéte 'o male che quélle purcèlle fae a' figlie nóštre.
  • (A) Puzze murìe 'a Vècchie, reménnatele de quište paiése. 
  • (B) Chiamate 'u sineche, chiemate pure 'a guardie…
  • (C) Ci appelliamo alla legge Merlettini... 
  • (A) Chiudéte 'llu burdèlle sótte 'u spórte, Carnevale iè fenute…
  • (D) Cumme iè sciute 'a vacche pazze, décche fecéme scie pure 'a scrófe pazze…
Pubblico ministero (al maresciallo)
  • Maresciallo faccia in fretta, in fretta e le saremo grati: qui urge un processo, il pubblico è in subbuglio.

Il maresciallo parte definitivamente con un gruppo di carabinieri a cavallo alla ricerca della Vecchia imputata. 
Ancora confusione. Voci che chiedono l'intervento del sindaco. 

Voci
  • Vogliamo il sindaco, sin - da - co… sin - da - co… sin - da - co…

Il sindaco si affaccia dal balcone del Municipio.

Il sindaco 
  • Ringrazio tutti voi per la fiducia accordata anche in questa occasione, ma prendo atto che la situazione venutasi a creare è alquanto torbida. In queste occasioni come cittadini civili non possiamo che non affidarci pienamente alla giustizia dei tribunali. Allora sia fatta richiesta per la nomina di un giudice dalla corte suprema, affinché giudichi questo caso estremo di Jelsi. Noi come comunità siamo per la par condicio, e non vogliamo che le scelte siano condizionate da interessi di colore e di parte, come succede spesso nei tribunali regionali di mezzo mondo. Come responsabile dell'ordine pubblico, ma soprattutto come cittadino di questa comunità, nell'attesa dell'arresto della sventurata, lasciatemi interpretare i desideri di quelli che ancora hanno voglia di darsi al pazzo divertimento. Cari cittadini, amici e conoscenti, in via straordinaria siano prolungati i festeggiamenti di piazza, affinché ancora tutti possano gioire, anche quelli che pensano di ricevere un torto da ciò che sta per accadere e che danno piena ragione alla signora appena incriminata. A questi soprattutto mi rivolgo con animo sereno, rassicurandoli per il futuro: giustizia sarà fatta. La legge, come recitano i tribunali, è uguale per tutti. Quindi godetevi ancora questa coda straordinaria di Carnevale. Buon divertimento!…
  
(cambiamenti nel testo rappresentato nel 2002):
IL SINDACO:
Buona sera,.. buona sera. Ringrazio tutti voi qui presenti questa sera per la fiducia accordata anche per questa occasione, ma prendo atto che la situazione venutasi a creare non è di facile soluzione, diciamo che è alquanto torbida e solo un atto assennato può fornirci una soluzione adeguata. In questi casi non ci sono né discorsi istituzionali né discorsi politici che tengano, con estrema franchezza concittadini siamo in piena crisi sociale. 
Come un cavallo di Troia, una parte femminile, giovane e di estrema bellezza, elegante e suadente, si è presentata in paese, poi…  orrore!.., questa si è tramutata in una Vecchia decrepita, in uno spettro malefico che ha cercato e sta cercando tuttora di acquisire i nostri corpi e invadere le nostre menti. L’imbarazzo di tutti noi, immagino, sta nel fatto che fino a qualche giorno fa l’intera comunità ha convissuto con la donna che stasera ho sentito accusare. Oggi, essa è il mostro uscito allo scoperto che vuole conquistare un ruolo di prim’ordine nella nostra quotidianità. Oggi, e solo oggi lo vediamo con i suoi veri panni, lo vediamo scorazzare per le strade, entra nei bar, è entrato nelle nostre case promettendo amicizia e amore, fa promesse di ogni genere, anche di posti di lavoro. Io dico, guardatelo bene questo mostro, è seguito da un’ accozzaglia di diseredati, di personaggi inetti e inconcludenti, in grado, non dico di vivere, ma di apparire solo per intascare il rame per gl’inferi, pochi centesimi estorti alle nostre non troppo ricche tasche per coltivare la propria avarizia e dissolutezza.  
Parlando di rame, ahimè, come diceva una saggia vecchia di Jelsi, “occhie spanne spanne, so’ chellare che ‘n ze recagnene”, possiamo parafrasare: guarda bene prima di acquistare il rame per la vita, perché questo rame non si può cambiare, cioè guardiamo bene prima di accettare tra noi questa Vecchia, perché scegliere di averla in casa, significa minare le basi dei sani principi di convivenza civile della comunità. 
Oggi ci svegliamo pieni di orrore ed è vero, ma siamo ancora in tempo, possiamo ripulire il nostro comune, niente è ancora perduto. 
Noi, come inermi paesani facenti parte della regione Molise, contro questi mali possiamo intraprendere un’unica sola strada, oltre l’imprecazione di una giustizia divina. Questa strada è rappresentata dalla forza della giustizia dell’uomo, quella indipendente e autonoma che una civiltà, con la sua cultura, sa esprimere. In questa occasione come cittadini civili non possiamo che non affidarci pienamente alla giustizia dei tribunali. Perciò sia fatta richiesta per la nomina di un giudice dalla Corte suprema dello Stato Italiano, affinché giudichi questo caso estremo di Jelsi. 
Noi come comunità siamo per la par condicio, e non vogliamo che le scelte siano condizionate da interessi di colore o di parte, come spesso succede nelle aule dei tribunali amministrativi regionali di mezzo mondo.
Come responsabile dell'ordine pubblico, ma soprattutto come cittadino di questa comunità, nell'attesa dell'arresto della sventurata, lasciatemi interpretare i desideri di quelli che hanno smascherato questa vecchia balorda, mostro pieno di bramosia di potere, pericoloso essere stroncatore di un vivere organico volto ad una sana riproduzione. 
Cittadini, amici e conoscenti, in via straordinaria siano prolungati i festeggiamenti di piazza. Si festeggi,.. si festeggi affinché si proceda alla purificazione dell’insania,.. affinché ancora tutti possano gioire. 
Gioiscano anche quelli che pensano di ricevere un torto da ciò che sta per accadere e che danno piena ragione alla signora appena incriminata, perché anch’essi guadagneranno sana esistenza da tutto ciò. Soprattutto a questi mi rivolgo con animo sereno, rassicurandoli per il futuro: giustizia sarà fatta. “LA LEGGE”, come recitano i tribunali, “È UGUALE PER TUTTI”.
Quindi, concittadini, godetevi ancora, anche per il 2002, questa “coda” straordinaria di Carnevale.  Buon divertimento!…
  
  

·         CONTINUANO I FESTEGGIAMENTI - 



Una voce tra il pubblico
  • La Vecchia è stata arrestata!…
Un'altra voce
  • È fenute Carnevale!…

Un'altra ancora
  • E ve 'o credèvate… 'A pórtene i carebenére, 'a ténene éttêccàte c'a zóche…
In tribunale.
Giudice (entra con un bavaglio al collo e un grosso cucchiaio in una mano e nell'altra un libro, mentre il cancelliere gli serve un bel piatto con il brodo. Egli colpisce con un martello la sua cattedra o suona un campanello. Poi si sente il risucchio del brodo che sta bevendo)
  • Mentre aspettiamo, date le misere condizioni della parte in causa, sia nominato urgentemente un avvocato d'ufficio o se c'è un avvocato tra il pubblico, si faccia avanti (risucchio).
L'avvocato della Vecchia
  • Con grande piacere che prendo sulle mie spalle le sventure della signora che è in arrivo. Il nostro lavoro è quello di difendere le vittime indifese contro i soprusi dell'uomo, in modo che trionfi la ragione sugli istinti bestiali, e che l'imputato abbia una condanna giusta. Spesso si spargono voci, in cui noi avvocati veniamo accusati di far figliare le cause, ma sono accuse sconsiderate fuori di ogni logica razionale… Io non…
Giudice (suonando un campanello o un martello)
  • Avvocato lasciamo perdere i parti e metta la toga, perché, non so che cosa succede al tribunale di Campobasso e se in esso vi sia una corsia di maternità e nemmeno ho intenzione indagare l'ambiente in cui lei attinge alcuni vocaboli. In questo paese, per quanto ne so, di nascite ce ne sono poche, e poi tenga presente avvocato che questo è un processo per direttissima, quindi lasciamo perdere le figliate, e cominciamo ad elencare i fatti… (morde un pezzo di carne) avvocà i fatti!...
Pubblico ministero
  • I fatti signor giudice ci sono, e tra questi: la bella signora,.. oltre a praticare l'usura (le dai un dito e poi si prende tutta la persona), oltre a praticare lo sfruttamento di minori, il finanziamento illecito di alcuni politici, lo spaccio di sostanze eccitanti, ci sono anche quelli che si riferiscono ad atti osceni in luogo pubblico della donna da noi accusata e infine, in combutta con la Wanna della televisione (aggiunta al testo 2002), circonviene le nuove generazioni portandole ad uno stato di sottomissione pietoso. Caro giudice, questa si è contornata di un codazzo di persone che trovandosi in uno stato di sottomissione suprema, come dicevo prima, viene dalla stessa manovrato a suo piacimento. Caro signor giudice, la Vecchia in questione è un cattivo esempio di civiltà. Deve sapere che la sua condotta sta mettendo in ginocchio un'intera economia, e le donne qui presenti ne sono testimoni... 
L'avvocato della Vecchia
  • Giudice non è possibile, è fuori da ogni regola dell'accusa parlare di reati e non presentare in aula i corpi del reato. Questo rischia di non essere un tribunale civile, ma un tribunale dell'inquisizione. Qui si vuole fare la caccia alle streghe. Qui si vuole trovare un capro espiatorio a tutti i costi. Caro pubblico ministero devo dirle con estrema franchezza che lei potrebbe vivere tranquillamente nell'epoca in cui le donne venivano bruciate vive. Stasera ci troviamo nel 2001 (2002), per la precisione 11(24 febbraio 2002) marzo del 2001, la sua macchina del tempo ha forse sbagliato data…
Pubblico ministero
- Giudice, obiezione!… obiezione!… qui si offende la mia professionalità.

Giudice (risucchio)
  • Obiezione accolta… Avvocato riportiamo la discussione in un ambito linguistico più appropriato ad un luogo austero come quest'aula di tribunale. Prego torni al processo. 
L'avvocato della Vecchia
  • Bene giudice…il pro/cesso
Giudice ( risucchio)
  • Avvocato non pro/cesso, la dizione è processsso…
L'avvocato della Vecchia
  • Le mie scuse giudice: pro/cesso, (si corregge) processo. Giudice, spesso ci dicono di avere una malattia cronica sulle s/palle… 
Giudice 
  • Sulle spalle, sulle spalle.
L'avvocato della Vecchia
  • Sì sulle s/palle, perché come ho detto, s/palle, giudice, s/palle. La malattia è che non sappiamo chiudere subito le cause, cioè le porte, ma non è vero tutto dipende dal clima, se fa freddo o caldo, oppure dalla fame che si ha… (guarda il piatto del giudice) e spesso non è poca. Comunque signor giudice, io ripeto, e lo ripeto con forza, finora di fatti concreti non ne ho visti. E senza i fatti questo tribunale non può e m e t t e r e sentenze.
Giudice (prova a vomitare)
  • Emettere, forse voleva dire rimettere. La parola giusta casomai è rimettere, rimettere!.. no!.. no!… (prova a vomitare, ma poi fa un rutto e si risistema). Cancelliere mi porti un altro pollo… Cancelliere (lo chiama a voce alta).
Il cancelliere si affaccia tra le quinte e poco dopo torna dal giudice, gli porta un altro pollo e gli parla in un orecchio.

Giudice 
  • Sono stato appena informato che l'accusata è appena arrivata al nostro tribunale, sia fatta accomodare, accompagnata dalla forza pubblica. Cancelliere è pronto (consenso del cancelliere con un breve cenno della testa e con gli occhiali). L'accusa interroghi l'imputata (si mette da parte e comincia a dormire).
Pubblico ministero
  • Benvenuta signora, vedo che s'è conciata proprio bene. Ha assunto un aspetto veramente interessante, direi carnevalesco… Ho l'impressione che lei pensa già al solito rinvio… e penso che si sia preparata già per la solita pagliacciata,… ma questa volta ci troviamo nella seconda domenica di Quaresima. Forse lei non l'ha ancora capito: non ci sono rinvii... 
L'avvocato della Vecchia
  • Obiezione… obiezione: l'accusa non può, attraverso l'arma dell'ironia, del sarcasmo e della violenza verbale, fare considerazioni di carattere personale che esulano da quelli che sono i criteri della conduzione di un interrogatorio.
Giudice (svegliandosi)
  • Obiezione accolta. L'accusa si limiti ad avere un comportamento legittimo.


Pubblico ministero
  • Mi dica, allora, qual era il suo intento portando con sé quell'accozzaglia di persone per le strade del paese. Eh!.. su da brava,… signora,… cara signora abbiamo materiale in cui sono stati filmati incontri fuggevoli con politici dove lei fa fioccare buste colme di mazzette… ci hanno riferito di incontri particolari al lume delle nuove lampade del centro storico, ci racconti qual è il fine di questi vari incontri, diremo speciali,… Su parli, non abbia timori,… lei lo sa, il signor giudice è pronto ad ascoltarla… riferisca sulla confusione dell'altra sera sotto lo sporto e ci dica anche come fa ad accalappiare l'interesse di quella massa di persone, ci dica la verità... avanti parli…

Il giudice cade di nuovo in un sonno profondo.
Avvocato della Vecchia
  • Giudice,… giudice… obiezione, obiezione… l'accusa non è pertinente. Cerca di strappare con violenza verbale risposte alla mia cliente. Sembra un dentista alle prime armi alle prese con un dente di maiale. Il pubblico ministero, trovandosi in difficoltà, cerca di avere quello che non è riuscito mai a dimostrare finora con i fatti. Signor giudice, qui si vuole giudicare un'innocente. Si vuol far passare per reato, qualcosa che tutti fanno e che non sono in grado di dire chiaramente che fanno. Da quello che ho capito, il male della mia difesa è dire a tutti chiaramente che lo fa e di dire anche come lo fa. E ne sono sicuro, qualcuno che oggi sta alzando il dito accusandola, in passato si è anche divertito a vedere quello che lei ha fatto.                                                      Giudice, oggi nel terzo millennio tutto ciò non è accettabile. Queste sono accuse infondate che neanche cinquanta anni fa ci saremmo azzardati di fare.
Poi giudice, mancano i fatti,… i fatti,… i fatti e le testimonianze affidabili…
Pubblico ministero
  • Caro avvocato aspetti e vedrà. Venga portato in aula Domenico.
Cancelliere
  • Giuri di dire la verità, tutta la verità, dica lo giuro.
Minghe
  • 'O giuro
Pubblico ministero
  • Caro Domenico Vardarelli, lei non è più giovane, e vedo che non è sposato. E questo glielo chiedo perché non è un fatto trascurabile in questo processo.
Minghe
  • È vero giudice:..
Pubblico ministero
  • No!… Domenico, il giudice è lui… ma torniamo a noi. È vero che lei abita nei pressi dello sporto?
Minghe
  • Sì, giudice…
Pubblico ministero (con un tono di voce basso e un po' stizzito)
  • No!.. il giudice è lui… Ma di' al giudice piuttosto, che cosa hai visto due martedì fa davanti alla tua casa,… di' al giudice quale cosa ignobile faceva la signora qui presente .


Avvocato della Vecchia
  • Obiezione… l'accusa tende ad influenzare il teste… obiezione…
Giudice (si sveglia di nuovo)
  • Obiezione respinta,.. venga qua…qua vicino alla Corte. Mi dica ma lei come si chiama? 
Minghe
  • Minghie, minghie mi chiame…
Giudice
  • Non ho capito,…

Minghe
  • Minghie,.. Minghe…
Avvocato della Vecchia 
  • Obiezione, non è accettabile una testimonianza in dialetto… obiezione…
Pubblico ministero (al suo testimone)
  • In italiano, in italiano…
Minghe
  • Dominghie... Dominghe…
Pubblico ministero
  • Domenico, Domenico devi dire…
Giudice 
  • Ho capito,.. Domenico si accosti,… cosa ha visto realmente.
Minghe
  • Ie signore, che 'n sònghe vište. Come sapete io 'n sono sposate, no' pécché 'n me piacene 'o fémmene: sono nu poche timede. Insomme me truvave nella case, quanne ìe voléve uscire, vade per aprire la porta e cumènze a sentire urle, prime piccole e poie sembre cchiù fòrte fine a quanne 'n ce 'a sònghe fatte cchiò. La testa mi si è messa a girare. Girave, girave e ìe pensave che stave male, ma le urle non finivene. Allóre ìe 'ntrasatte ei aperte lu pertóne. Maraviglie, me che meraviglie,.. ìe 'n credeve a quélle che vedéve. Sapevo che a Jéveze ce števene, come si dice in italiano, cavalli, ma nitrare così non li aveve mai sentite. Giudice io ei sentite, cumme si dice in italiane, nitrati, ma nitrati lunghi e alti che štave per diventare surdo.

Giudice
  • Domenico: nitriti, nitriti…
Minghe
  • Certo le urle de cavalle, signor Giudice: cose mai vište prime.
La testa z'è misse a giraie encore cchiù forte, che songhe svenute… sì, sono svenute. Ma poche doppe, quanne me songhe svegliate la signora števe encore là che nitrava con i cavalli. E urlave, urlave e mi ha fatte paure. Allore, caro signor giudice, mi è venuto un altro giramento di testa, ma questa volte songhe reagite. Mi sone buttate pure ie nella mischie e ho cercate di difendermi da quei mostri dandole de sanda ragione. Vi devo dire che non saccio quante mi sono difese, fatto è che la mattine appresso mi sono svegliate con la testa tutte confuse e queste tra le mane, giudice (alza in alto una lunga salsiccia),… Ma vi sembra possibile giudice (ripete continuamente questa frase. Il pubblico ministero gli dà una pacca sulla spalla. Intanto il giudice scrive e picchia col martello su banco o fa sentire uno scampanellio)

Vocio del pubblico.

Giudice
  • Allora,.. Sentita la requisitoria del Pubblico Ministero qui presente. Sentita l'attenta testimonianza del Domenico Vardarelli, che ha visto l'imputata in luogo pubblico trasformarsi in animale mostruoso, testimonianza che va ad aggiungersi a quelle già raccolte e vagliate da questo tribunale. Constatato che la Vecchia ha turbato la quiete notturna dei cittadini e dello stesso Vardarelli, inducendolo ad una lotta sfrenata dalla quale ne è uscito come uno straccio umano, facendolo piombare in uno stato confusionale. Trovato uno dei tanti oggetti del reato. Valutato che oltre al reato di circonvenzione d'incapace bisogna aggiungere quello di abuso supremo e turbamento della quiete dell'intera cittadinanza. La Corte qui presente, appellandosi ad una regola della notte dei tempi in uso nei tribunali del popolo, condanna in via straordinaria la Vecchia alla pubblica segatura, come da sempre è stato fatto.
Colpo di martello o scampanellio. La Vecchia tra pianti e urli viene portata sul patibolo dai carabinieri, mentre Pulcinella l'accompagna.
Questa scena scritta per la prima edizione del "Carnevale di Quaresima", marzo 2001, è di Antonio Valiante.


La Vecchia (arrivata davanti alla cassa sulla quale deve essere segata)
Io sono vecchie
ma mi sembro una giovinetta,
se mi giro intorno
e mi guardo allo specchio
mi accuso certamente
come 'na bella tra questa gente
Pulcinella ditemi allora
Se io sono vecchierelle

Pulcinella
Sì, sei vecchia,
è da molto tempo che sei nata,
però questa sera dovrai essere segata:
con una sega tagliente o un'accetta affilata.
Adesso vengono gli ammazzatori
per segarti senza dolore. 

2 Questo testo è stato tratto da una testimonianza di Giuseppe D'Amico



PADRONE - 
Segatori!!.. 
su.. fatevi avanti
il verdetto è stato dato
e questa donna ingrata 
deve essere segata


TAGLIALEGNA
Con questa accetta
Che taglia la legna
Questa donna indegna
Deve esser tagliata
(ripetere)

SEGATORI 
Se l'accetta taglia
Ci mangiamo l'aglio
Se l'accetta è fine
Ci beviamo il vino
(ripetere)
TUTTI 
Sono tre anni che andiamo girando
Senza lavor non si può mangiar
(ripetere)
Con questa sega ben affilata
Questa donna ingrata deve morire
(ripetere)
(Cambia la musica)
Chi z'o puteve crede
'Nde šta bella stanza
Quešta donna Susanne
È perze ogne crianza
(ripetere)
Sega, sega šta vecchierèlla
'Nn è remašte né òsse né pèlle.
Sega, sega šta vecchierèlla
'Nn è remašte né òsse né pèlle.

(di nuovo la musica della prima strofa)

TUTTI 
Mo ze ne vène la signòre padrone
Se pòrte l'acche quešta séghe s'ammacche
Se pòrte 'o vine quešta séghe z'affine
Mo ze ne vène la signòre padrone
Se pòrte 'o casce quešte séghe trasce
Se pòrte 'u presutte, 'sta séghe sèghe tutte
Sèga, sèga šta vecchierèlla
'Nn è remašte né òsse né pèlle
Sèga, sèga šta vecchierèlla
'Nn è remašte né òsse né pèlle

PADRONA
Oh!… lavoratori che ben lavorate
Lasciate il lavoro e venite a mangiare
Sèga, sèga šta vecchierèlla
'Nn è remašte né òsse né pèlle
Oh!... lavoratori non vi stancate
mo viene il padrone e vi viene a pagar
Sèga, sèga šta vecchierèlla
'N è remašte né òsse né pèlle

PADRONE 
Lavoratori che avete lavorato
Fatevi avanti che vi voglio pagare
TUTTI 
Negli altri paesi non ci hanno pagato
Perciò ora ci facciam 'na allegra ballata.
(Tutti ballano, nel mentre iniziano i fuochi d'artificio).


sabato 5 novembre 2016




Monumento ai Caduti
JELSI (Campobasso)
4 novembre 2016

Questa Giornata dell'Unità Nazionale, delle Forze Armate  e delle vittime della guerra è stata istituita nel 1919 per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale che viene ricordata ogni 4 novembre, data dell'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti a Padova. Con la vittoria, l'Italia completò anche l'unità nazionale con l'annessione di Trento e Trieste. Città, quest'ultima, che dopo alterne vicende all'indomani della fine della II guerra, con il Trattato di Parigi (1947) prima, con il Memorandum di Londra nell’ottobre 1954 e con il Trattato di Osimo del 1975 poi, divenne definitivamente italiana. Tanto che, con legge costituzionale del 1963, veniva istituita la regione Friuli-Venezia Giulia con capoluogo Trieste.

Questa è l'unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall'età liberale, al fascismo, all'Italia repubblicana. Possiamo dire che il sangue versato dai nostri soldati dal Carso a Cefalonia, dalle vittime delle stragi naziste a quelle per mano dei terroristi dell’ISIS, è quello che ancora unisce forte gli Italiani.
Oggi le massime cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto, la cui salma riposa presso l'Altare della Patria a Roma. L’atto di rispetto è per quel sangue versato che non ha un nome e non ha avuto un prezzo se non quello della vita. Il soldato  scelto tra altri irriconoscibili per le ferite fu tumulato il 4 novembre del 1921 da allora è sempre vigilato da un picchetto d'onore e da due fiamme che ardono perennemente. Questa tomba ricorda tutti i soldati morti in guerra e mai identificati. 
Il sangue versato per un’idea per un credo è segno di martirio, di dono della propria esistenza per un mondo che si spera sia migliore. 
Oggi ci si reca in visita anche al Sacrario di Redipuglia, dove sono custodite le salme di 100.000 dei 689.000 caduti italiani della prima guerra mondiale, mentre 71 090 060, tra soldati e vittime civili, sono quelli caduti nella seconda guerra.

L’eredità che ci hanno lasciato questi uomini è stata la libertà di vivere in uno spazio in cui siamo consapevoli che con le nostre scelte, giuste o sbagliate che siano, siamo protagonisti assieme come italiani del nostro futuro, dei nostri traguardi e delle nostre sventure. 
In questo giorno il nostro pensiero deve andare anche verso tutti quelli che con il loro sacrificio hanno fatto grande questo nostro Stato. Bene ha fatto nel 2014, per la prima volta in questa ricorrenza, l’ex Presidente della Repubblica Napolitano che pubblicamente ha commemorato anche coloro che, negli anni, hanno perso la vita per la sicurezza e la pace del nostro stare assieme. Ha detto, “In un mondo che manifesta tensioni e instabilità crescenti, si vanno affermando nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo che rischiano di investire anche l’Europa, e l’Italia in particolare, infiltrandone gradualmente le società. È una minaccia reale, anche militare, che, insieme all’Unione Europea e alla Nato, dobbiamo essere pronti a prevenire e contrastare". La sua era una riflessione che metteva in evidenza chiaramente quanto l’UE dovrebbe fare per rafforzarsi come istituzione e come forza. L’UE oggi ha scarsa capacità di organizzare una Forza che sia in grado di intervenire in aree critiche attraverso un intento comune. La speranza è che rappresentanti di questo grande sogno contemporaneo trovino la strada per unire maggiormente i popoli che essi rappresentano. 
Riflettendo sulle Forze armate oggi, bisogna comunque porsi delle domande sul ruolo che esse hanno nella nostra società. Ci stiamo abituando sempre più a delegare scelte che invece devono essere figlie di una nostra responsabilità matura che porta alla condivisione del fare civile. Il rischio è che possa venire a mancare la consapevolezza di ciò che deve essere “difesa” o “aiuto civile” oggi. Spesso si ha l’illusione che fin quando si è isolati e fuori dalla portata dei grandi flussi umani e sociali si è sicuri, ma sappiamo molto bene che difendersi oggi significa comprendere e sapere accogliere e aiutare, e collocare ciò che è nuovo e prodotto da situazioni critiche. Da sempre in questa commemorazione abbiamo messo l’accento solo sulla commemorazione dei caduti in guerra, ed è giusto che sia così, perché il sangue versato è stato il sangue del nostro sangue, ma bisogna cominciare a capire che non basta difendersi solo da guerre convenzionali e che oggi lo sforzo più grande è il contenimento di quello che esse mettono in moto, e non basta, perché una società avanzata non può lasciarsi andare a conflitti fini a se stessi, ma deve sforzarsi di trovare soluzioni pacifiche. 

Oggi più che mai, la pala di un pompiere, il montaggio di una tenda di un soldato o di un volontario della protezione civile, o ancora la visita di un medico o il salvagente di un marinaio, sono armi ancora più potenti di tante armi spianate e fumanti nelle terre sparse della nostra Terra. Il buongiorno, l’attenzione e la comprensione delle sventure altrui di un paesano nei confronti di un profugo sono un’arma ancora più potente di un no o di un sì detto per partito preso. L’aiuto prestato ad un anziano, solo e che ha figli emigrati e che lavorano lontano, guariscono più di tante medicine. L’esempio di un politico è più potente di tante frasi urlate in tribune in TV. 
È in quest’ottica che, offrendo un anno di lavoro allo Stato, viene prestato il servizio civile. Oggi non è più un servizio sostitutivo del servizio di leva, ma rimane un aiuto importante soprattutto nei piccoli paesi, sia nel prestare attività svolgendo incarichi di assistenza e di utilità sociale sia nel fare promozione culturale. Esso nasce da una profonda consapevolezza delle passate generazioni che vedevano il tramonto della guerra convenzionale sostituita dalla guerra atomica. Il diritto all'obiezione di coscienza è stato riconosciuto per la prima volta nel 1972, ma solo nel 1998 è stato riconosciuto definitivamente come diritto della persona.

Noi come popolo italiano stiamo facendo tantissimo e tanto ancora ci rimane da fare nella difesa delle nostre comunità. La nostra sensibilità e attenzione, nonostante tutto, ci ha contraddistinto nel tempo e penso continuerà a distinguerci. Stiamo puntando sulle giovani generazioni, nonostante queste si trovino in uno stato estremamente critico. Stiamo perdendo molte loro energie. Sono le uniche che ci possono aiutare a dare un senso di trasparenza e fiducia nel futuro, perché vediamo che ciò che è stato prodotto dalle generazioni passate non basta a rendere la nostra realtà a loro portata. Abbiamo perso negli anni la capacità di farle rimanere con noi. Purtroppo una battaglia per favorire la loro permanenza è stata persa se centinaia di migliaia di giovani emigrano in altri paesi. Se responsabili delle strutture amministrative dello stato hanno mostrato sfiducia nel modo di gestire le nuove generazioni, qualcosa nel nostro Stato non ha funzionato. Quindi, quando pensiamo alle guerre è bene pensare anche a quelle guerre interne: sia a quelle mascherate di perbenismo che spesso ci divorano, sia a quelle che hanno instaurato governi paralleli deviati e mafiosi che hanno portato a una rottura nella fiducia dello Stato e a una difficoltà nelle scelte per un’organizzazione migliore della nostra società. Pertanto, anche attraverso l’educazione alla legalità ci si augura, dopo le sventure passate, di recuperare quel senso di essere cittadini, fiduciosi nelle scelte politiche, sereni nelle scelte del lavoro e liberi e solidali nel partecipare alle sfide del futuro.
Pensando all’Italia, oggi non possiamo ragionare pensando solo al nostro microcosmo. Il fronte del male, a partire dal terrorismo fino ad arrivare a tutti i mali di cui è protagonista il nostro pianeta, è ampio e non possiamo pensare che ci sia un fustigatore o uno sceriffo del mondo in grado di offrire soluzioni o ricette in grado di dare protezioni. Neanche possiamo metterci al suo posto, ma nel nostro piccolo, attivandoci con tutte quelle che sono le organizzazioni mondiali, dobbiamo trovare la forza morale e le energie della diplomazia e del soccorso per riportare esseri umani e comunità del mondo alla riflessione e al bene dei popoli. 

Ricordiamo che gli Stati coinvolti nelle guerre sono 67, mentre il totale tra Milizie di guerriglieri e gruppi terroristi-separatisti-anarchici sono 734.

AFRICA:
(29 Stati e 214 tra milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti)
ASIA:
(16 Stati e 169 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti)
EUROPA GEOGRAFICA:
(9 Stati e 80 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti)
MEDIO ORIENTE:
(7 Stati e 244 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti)
AMERICHE:
(6 Stati e 26 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti)

Dal 2007 al 2015, le vittime nel mondo per il terrorismo sono sono 291.888,  solo nel 2015 sono state 35.320(1), sempre in questo anno in Europa continentale sono state1550 (2).  Questo ci fa intendere il pericolo a cui siamo sottoposti e quanto dobbiamo adoperarci per far fronte a questa problematica.
Certamente, queste sono cifre per modo di dire incomparabili alle decine di milioni di morti delle guerre mondiali, ma noi qui stiamo a difendere la vita, così come è stato sempre fatto nel ricordare chi per noi ha dato la sua. 
In questa occasione, oltre a salutare i reduci ancora in vita, il centenario Francesco Zilembo e Giuseppe Santella, vogliamo ricordare la grande opera dell’insegnante, tenente colonnello, Antonio D’Amico. Il quale, nel corso degli anni passati, con estrema attenzione e smisurata riconoscenza e affetto ha saputo raccogliere, riordinandoli nella memoria, nomi e fatti relativi alle guerre mondiali, che altrimenti sarebbero andati perduti. Ha donato le sue energie a questa comunità portandola, in un coro di dedizione e di amore per la propria terra, a migliorare e a farla crescere. Qui è venuto ogni anno e ha parlato da testimone e da reduce di quella che fu una delle più brutali pagine della storia umana: la seconda guerra mondiale. La nostra riconoscenza in questo giorno va anche a lui, che ha saputo tenere alto il calore sacro della difesa dei valori della propria terra, che è anche quello della propria patria. Con il cuore pieno di dolore si è portato ogni anno sotto queste pietre per leggere di persona i nomi, scritti alla base del nostro obelisco, dei suoi compagni e di chi ha lottato fino all’ultimo per il bene dell’umanità.  

Diciamo così grazie, a nome di tutto il paese, del quale loro sono ancora parte viva, ai rappresentanti delle Forze armate presenti a Jelsi, ai carabinieri e ai forestali, per il lavoro meticoloso e pericoloso che loro svolgono. Grazie a chi si è reso disponibile a soccorrere le persone colpite dal terremoto e in qualsiasi occasione di difficoltà. 
Un grazie va a tutta la Scuola, agli alunni che hanno partecipato attivamente e hanno prestato ascolto, la cui presenza è stata preziosa. Sono loro che raccoglieranno il nostro testimone. Grazie agli insegnanti, che con il loro lavoro, il loro esempio e la loro testimonianza, riescono a far sì che il senso della nostra esistenza e il racconto della storia abbiano maggiore valore.
Grazie allo SPRAR, ai profughi che hanno rischiato la loro vita per approdare su una terra per loro pacifica e agli operatori che sono in trincea a contenere e arginare la crisi umanitaria. Grazie al parroco, che con la sua guida spirituale ci dà forza e sostegno.


È il grazie della terra dei padri, e perciò è il grazie dell'Italia!

W L’ITALIA
Amministrazione comunale


(1) https://www.statista.com/statistics/202871/number-of-fatalities-by-terrorist-attacks-worldwide/

domenica 26 giugno 2016

Gli Inglesi si pentiranno del "leave"?




Ho da sempre creduto nella EU, da quando è nata. E devo  confessare che conoscendo in parte il popolo britannico il suo voto "leave" (uscita), per non far parte della EU, non mi stupisce per tante ragioni. Soprattutto, gli Inglesi sono un popolo che ha un forte senso di appartenenza alla propria isola, alle proprie tradizioni e alla propria cultura. Gli Inglesi sono legati a riti e a modi di fare e di pensare che li rende unici e "vittime" del loro stesso modo di esistere. Sono poco propensi a mettere in discussione le loro regole. Hanno da sempre dominato il mondo, rendendolo anche meglio, ma sono rimasti sempre legati alla loro isola, alla loro idea di Terra: luogo lontano, ordinato secondo strutture fisiche e mentali, di cui la lingua ne è lo specchio rivelatore. L'inglese di Oxford e Cambridge non subisce forti contaminazioni da millenni. Al contrario degli Americani, non hanno mai sopportato l'idea di aprirsi ad altre culture se non da padroni, men che meno ad una cultura europea dove l'azione politica e quella umana sono da considerarsi alla pari. Hanno accettato di fare mercato con il resto dell'Europa mettendo a disposizione la loro Terra ma solo per far sì che crescesse quel modello economico che, assieme all'America, all'indomani della fine della seconda guerra, era stato messo in atto ed era stato riconfermato e potenziato durante la guerra fredda. Un modello che è stato messo in discussione con la rottura delle barriere a Est che, contemporaneamente all'ingrandirsi dell'Europa, è stato sostituito da un modello internazionale legato ad un'economia basata prima di tutto sulla finanza. C'era da aspettarselo che gli Inglesi primo o poi uscissero dall'UE,  la non adesione all'euro ne è stato un altro segno. Già da allora gli Inglesi non si fidavano di un sistema monetario dove la loro moneta fosse cambiata da un'istituzione finanziaria che non sarebbe stata la loro e solo la loro. La sterlina non poteva essere contrappesata da una moneta senza radici, da qualcosa che andasse oltre il loro pensiero "pesante" legato alla propria tradizione. Se analizziamo bene, quelli che dissero no all'euro, sono gli stessi inglesi che oggi hanno votato no al "remain",  e questa scelta in molti casi l'hanno motivata come una scelta fatta per il bene delle future generazioni. Si ha l'impressione che il risultato di questo ultimo referendum altro non è che l'espressione di un carattere legato più a una questione antropologica che a una convinzione razionale. È difficile capire le ragioni di chi ha votato per lo strappo dall'EU, quando viene giustificato che è stato fatto per il bene delle future generazioni e quando i giovani erano d'accordo per rimanere in Europa. Mi sorge il dubbio, non è che quel carattere un po'inglese di prendere per il guinzaglio i cagnolini sciolti e di pretendere da essi la caccia alla volpe, stavolta non abbia funzionato, e che quel giochino fatto da Cameron quando, appena dopo il referendum sull'indipendenza della Scozia nel 2014, diceva: "A Londra troppi italiani fermateli o lasceremo l'UE", pensando di ricattare le autorità europee attraverso la debole Italia, si sia ritorto contro?
Penso che con quest'ultimo referendum, la popolazione di sua Maestà si sia persa l'occasione per creare assieme a noi Europei una nuova realtà geo-politica e che ciò, paradossalmente, stia stimolando il rinnovamento di quell'architettura della EU, la quale può essere la sola realtà in grado di superare la confusione e l'annientamento di un'area nel passato teatro di grandi conflitti: un'istituzione pacifica in grado di competere con un mondo in evoluzione.
Gli Inglesi con calma usciranno dall'Europa così come vi sono entrati, senza troppi benefici ma anche senza danni.  Non hanno mai voluto rischiare tanto e poco intascheranno. Rimarranno sempre nella loro isola e ci meraviglieremo,  andandoli a trovare, della tanta diversità. Forse andremo a studiare le lingue nelle loro università per il gusto di dire che sappiamo parlare un buon inglese, ma se vogliamo fare poco gli esibizionisti e più economia ci basta imparare l'inglese di Malta o quello americano.  Ci ritroveremo con giovani inglesi un po' rammaricati e un po' invidiosi di non far parte di una realtà europea. Gruppi di Hooligans possono venire a fare baccano nelle nostre città e forse dovremo sopportarli e comprenderli come quelli olandesi. Faremo una gita a Londra per Natale e una sul Tamigi, se ce lo permetteranno, e così via. Una cosa è certa, nonostante le paure e le incertezze nell'amministrare la Casa comune europea, nonostante le pressioni e le pretese dei Tedeschi, nonostante i pensieri nazionalisti di paesi entrati dopo di noi e dei Francesi e nonostante tutti i caratteri residuali degli altri popoli europei, rispetto a una dimensione nuova e viva, quella di creare una forte unione di popoli rimane l'unica grande realtà che non può morire, in un mondo problematico di per sé,  anche a dispetto di gruppi di isolazionisti, di persone poco informate, di politici speculatori e di facinorosi.
Inoltre mi chiedo, a conclusione di questi miei pensieri, non è che gli Inglesi già si sono pentiti di quello che hanno fatto?

lunedì 25 aprile 2016

Da: Viaggio dell'abate Longano per la Capitanata, di Francesco LONGANO, in Napoli, MDCCXC, presso Domenico SANGIACOMO


14. Vessazioni di Ministri Baronali.
Alla prima i tanti dritti proibitivi di molini, di trappeti comprati, o usurpati, le tante angarie, e parangarie per tal modo inquietano, e perturbano i campagnuoli , ch' essi avviliti vivano con somma molestia e noja. All'angustie di non poter estrarre l'oglio, valicare , o tingere i panni, macinarsi il grano, macerarsi il lino, vendere le sue derrate, tagliarsi un arbore, pascolare i proprj bestiami si aggiunge anche la molestia di tanti esecutori, sempre avidi , e sempre rapaci. In tale stato un povero colono consumato dalla fatica, tribolato dall'inedia, e da famiglia numerosa aggravato, quale risentimento può fare contra persone potenti nella Regia Udienza, e nella istessa Capitale ?

15. L' idea ignominiosa scioccamente attaccata a quest' arte anche ritarda il suo progresso.
Subito, che la somma potestà venne tra le mani di uno, o di molti rapprepresentanti, si venne a formare una classe di oziosi, la quale è riputata come un propugnacolo, ed una rocca del Trono. Da ciò nacque una quasi separazione de popolo, diviso in nobili, e in plebei. Arricchito il primo ceto collo spoglio de' plebei, cominciò a insolentirsi, e a riputare i campagnuoli tanti vili giumenti destinati a formare la loro opulenza, e a soddisfare ai loro smoderati desiderj. Di quì l'abbiezione della gente di campagna, e il suo massimo avvilinento. In oltre dopo, chè i Romani furono corrotti col lusso dell'Asia ebbero a vile l'esercitare più la vita campestre, l' abbandonarono in mano degli schiavi, per cui anche divenne ignominiosa, vile, ed abbietta. Né questo è tutto. Tosto che un giovinetto anche figlio d'aratore, o di cantiniere sia stato pochi mesi in Napoli, ritornato nel proprio Paese laureato in medicina, o in legge, o in altro, odia a morte la campagna co' tutti i campagnuoli, e gli infama co' nomi di Villani, di Cafoni, di Coppolini . Di qui è, che gli inimici più aspri sono i privileggiati poveri ed ignoranti; i predatori impuniti delle università, e de' luoghi pii, gli apostati della fatica rurale. (Pp. 123, 124, 125, 126)